Che fatica avere a che fare la propria autostima! (Post no gender)

Hai mai avuto a che fare con la tua autostima?

Io da che ho ricordi.


Mi sono sempre sentita inadeguata:

a casa, all'oratorio, a scuola, con gli amici, con i fidanzati, con i colleghi. Per non parlare degli ambienti come palestre, piscine, terme, mare. Anche in montagna, nonostante potessi nascondere ogni centimetro di pelle - eccetto per viso e mani - sotto strati e strati di vestiti.


Quando parlo di autostima però non mi riferisco solo all'aspetto fisico, ma anche a ciò che siamo veramente, dentro di noi, e a ciò che facciamo. Siamo stati abituati a crescere confrontandoci con il giudizio: <<Brava/o!>>, <<Avresti potuto fare di più>>, <<Insomma, non sei stata/o proprio brava/o...>>. Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Quante volte ci siamo dette/i la prima? E quante volte la seconda e la terza?


Purtroppo la verità è che siamo brave/i a giudicarci, soprattutto in negativo. Sempre. Anche il giorno in cui ti guardi allo specchio e ti piaci, riesci a trovare comunque un difetto. Poi se la giornata è positiva passi oltre, altrimenti ti soffermi ed a quell'ipotetico difetto (e poi vedremo che difetto non è) dai fin troppa attenzione rovinandoti la giornata.


<<Ho preso nove in matematica, cavoli avrei potuto prendere dieci se solo...>> (Eufemismo, resti tra noi ma non mi riguarda. E' un esempio perché in matematica ho sempre fatto una gran fatica ad arrivare alla sufficienza!)


Non ci bastiamo mai. Ci sentiamo sempre in dovere di dare di più, di essere di più, di fare di più.


Sei una casalinga, oppure una donna in carriera con una famiglia?

Quel pavimento sempre pulito, quegli ambienti sempre ordinati, i vestiti tutti stirati, perché se non fosse così, che donna saresti?


Sei un uomo?

Uno di quelli che deve guadagnare di più ed essere il marito più bravo del mondo?


Io non ci sto.

Ho detto basta.

Ho detto basta alla ricerca della perfezione e al dimostrare qualcosa a qualcuno.


Ho detto basta al soppesare il giudizio delle persone, eccetto per i consigli di amiche e amici veri, persone che stanno sulla mia stessa frequenza.

Sono una donna che contribuisce al mantenimento della famiglia lavorando.

Mi prendo cura dei figli, così come fa il loro papà, e mi prendo cura della casa quando voglio e come voglio, perché oggi preferisco stare sul divano a guardare un film di animazione con appiccicati i miei figli piuttosto che avere il bagno lucido, al bagno ci penseremo domani.


Se passassi tutto il tempo a lavorare e pulire casa, quanto tempo mi resterebbe da dedicare ai miei figli, alle coccole con mio marito di fronte ad un film oppure anche solo per farmi una doccia con calma?


Non sei una donna meno donna, un uomo meno uomo oppure una mamma meno mamma, un papà meno papà, se non ti muovi come una trottola tutto il giorno! Quante cose si perde la trottola mentre continua a girare su se stessa?

Me ne sono resa conto, quando anche io come una trottola ad un certo punto ho iniziato a sbandare. La mia traiettoria all'inizio era fluida, poi non ce l'ho fatta più. Sono crollata nella stanchezza sia fisica che mentale. Capivo che stavo esagerando e allo stesso tempo mi sentivo in dovere di andare avanti, di non deludere nessuno e me stessa. Dentro di me ruggiva la donna selvaggia, anzi direi ululava la lupa che voleva trovare il suo spazio nel mondo, mantenendo il suo passo deciso ed elegante. Il lupo si muove silenzioso nei boschi, attento ai rumori. Così si difende e così attacca.



Ho iniziato a fregarmene del giudizio altrui ed a rallentare i miei ritmi. Ho stabilito innanzi tutto le mie priorità.


Non è stato facile ed ho dovuto farlo con una guida, una Life-Coach che mi ha aiutata ed è stata la mia salvezza.

L'illuminazione, chiamiamola così, non è arrivata subito.

In un primo momento oltre alle lacrime, ad un senso di inadeguatezza, l'idea di aver sbagliato tutto, c'era anche la bimba capricciosa che sbatteva i piedi e non voleva accettare che molte cose sarebbero dovute cambiare.


Nella scaletta delle priorità della mia vita avevo messo la mia famiglia,

ma mi accorgevo che non ci stavo mettendo così tanta energia, perché non ne avevo più.


Avevo messo me stessa, ma non mi restava tempo per farlo.


Avevo messo la mia salute, dandola anche troppo per scontata, ma come potevo vivere in salute senza fare movimento, senza avere tempo per cucinare una cena sana, con lo stress a cui mi stavo sottoponendo?


Anche la dottoressa da cui sono andata un anno e mezzo fa aveva misurato dei livelli di stress esagerati, nonostante praticassi meditazione spesso.

Mi aveva già fatto capire anche lei che qualcosa doveva cambiare, ma non aveva gli strumenti per aiutarmi, se non tisane, fito-medicinali e rimedi della nonna.

Non ha mai funzionato nulla.



E' una questione di tempo, che dobbiamo imparare a gestire.


Ho iniziato a ridurre il mio orario lavorativo, organizzando meglio le mie ore in ufficio.


Ho imparato a dire NO

alle richieste dell'ultimo minuto, soprattutto con i clienti che lo avevano preso come vizio: in fondo è anche sinonimo di rispetto del lavoro reciproco.


Lo sai vero che per avere successo si può fare molto con il minor sforzo e che non è detto che tanto sforzo si converta in tanto successo? Magari approfondirò in un articolo in futuro ciò che ho scoperto. Durante la quarantena e dopo, mi sono resa conto di dover tagliare altre cose che mi occupano troppo tempo e mi prendono un sacco di energie senza che ce ne sia un vero e proprio ritorno.

Con questa ripresa di settembre pian piano inizierò a cambiare il mio atteggiamento ed a rendere pubbliche le mie intenzioni, perché sono sicura che le persone potranno capire e che continuerò ad interagire con le persone giuste.

Diciamo che si selezioneranno da sole.


Abbiamo un corpo, il nostro tempio.


Ho iniziato ad occuparmi del mio corpo, per togliere quei chilogrammi in più che non sono altro che il peso delle aspettative degli altri, di una vita sregolata, della fretta.


Sto rieducando il mio corpo a muoversi,

perché ho fatto due conti: ho passato sedici anni senza muovermi seriamente.

Ne ho trentatré.


Prima del Covid andavo in palestra due o tre volte a settimana: avevo trovato un corso di Pilates, uno di Bodyflying ed uno di Bungeefly che erano ciò che mi faceva stare bene ed a mio agio. Le palestre non mi sono mai piaciute più di tanto.

Durante la quarantena invece ho dovuto riprogrammare l'allenamento e mi sono affidata ad una Personal Trainer.


Oggi tutti questi sforzi mi hanno fatto capire che


non è tanto il perdere peso,

ma onorare il mio corpo lasciando che faccia il suo lavoro,

ciò per cui è stato progettato.


Così i muscoli sono fatti per aiutarmi a sollevare dei pesi, il cuore a pompare il sangue a velocità anche sostenute, i polmoni ad incamerare aria, tanta aria, con ritmi variabili.

Della pancetta che resta, delle smagliature, della ritenzione idrica non me ne cruccio troppo: se non mi fanno male, ma sono solo una questione estetica, allora non hanno importanza.


Il mio corpo è un tempio ed è un miracolo.

Il tuo corpo è un tempio, tu sei un miracolo!

E' bello dirselo e sentirselo dire, vero?


E quando è stanco, lui mi parla, mi fa capire che ha bisogno di una pausa ed io lo ascolto.


Tutto ciò mi fa pensare all'autostima.

Riconoscere di essere dei miracoli, di essere speciali in tutto ciò che facciamo e che siamo. Da non confondere con l'ego, uno dei miei peggiori nemici in questo cambiamento, perché sia mai che diventi anche più egoica di ora!

Dai, c'è ego in ognuno di noi.

Anche quando scriviamo, pubblichiamo una foto, insegniamo ai più giovani; forse ma dico forse, il metterci una sincera intenzione di essere utili per gli altri, forse ci salva dall'ego. Non sono molto brava con l'ego, quindi la smetto qui di nominarlo prima che mi si ritorca contro :D


L'autostima cancella l'invidia o buona parte di essa.

Oggi quando vedo una donna bella, una donna in carriera, un uomo di successo, una famiglia particolarmente abbiente, non provo invidia.

E' bellissimo starli a guardare ed apprezzarli!

Non hanno nulla di sbagliato!

Quante volte abbiamo giudicato negativamente la cantante che twerka o la modella che posa, il signore con lo yacht o l'imprenditore multimilionario senza nemmeno averci parlato insieme?

Senza averli mai conosciuti di persona?

Riconosco in loro la loro umanità, così come il loro essere dei miracoli, così quanto lo sono io.

Che differenza c'è tra noi?

Nessuna.


Solo le nostre anime sono un po' diverse, in fondo hanno solo percorso strade differenti. Chissà se il punto di arrivo è sempre lo stesso?


C'è tanto lavoro da fare un po' per tutti. Lasciar cadere le convinzioni, gli automatismi e i lasciar andare il lavaggio del cervello che ci ha sempre detto che stimarsi è sbagliato, ma che rendere di più è giusto. Buon cammino!





Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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