Comunicazione.

In questi giorni mi sta capitando di tutto. Mi hanno cancellato tutti i voli per il Nepal così la mia prima missione salta. Sono distrutta. Psicologicamente affranta e credo che la prossima settimana, se non trovo un'altra missione mi trasformerò in una brutta persona. Mi chiuderò in casa e non vorrò alcun contatto con l'esterno, nessuna comunicazione con il genere umano.


COMUNICAZIONE: sviluppa una comunicazione di cuore con coloro che sono uniti a te, prova con i gesti, con il sorriso o semplicemente in silenzio.


Comunicazione è un sostantivo che nel 2020 ha assunto un grande significato e molte sfaccettature. Comunicazione oggi è "direttamente connessa" con il mondo del web e dei social network. Possiamo comunicare con gli altri in pochi secondi: basta un click che un nostro stato d'animo o un nostro pensiero diventi di pubblico dominio o portato alla conoscenza dei nostri amici e followers.

Comunicare è diventato per certi versi più semplice proprio perché siamo connessi con più persone contemporaneamente, magari mentre stiamo lavorando o pedalando sulla cyclette; ma quanto questa comunicazione è effettivamente efficace?

Penso alla quantità di informazioni che riceviamo ogni giorno solamente attraverso Whatsapp: comunicazioni frivole che si mischiano a messaggi importanti, in cui in poche righe cercano di trasmetterci delle emozioni. Peccato però che spesso tutto ciò non arriva, oppure viene storpiato e frainteso o addirittura perso tra le troppe notifiche che abbiamo ricevuto. La vita ci sfugge tra le dita che toccano uno schermo e non ci soffermiamo ad ascoltare l'altro.

Quando due persone conversano faccia a faccia, gli strumenti della comunicazione sono molteplici e facilitano l'esprimersi e l'ascoltare: l'intonazione della voce, l'espressività del volto e degli occhi, i gesti, la postura. E' vero, a volte la comunicazione verbale risulta meno meditata rispetto a quella scritta, impulsiva, quasi senza filtri, ma sicuramente ambisce al vero, al confronto, alla comprensione di ciò che l'altro vuole dirci. Possiamo fare domande ed ottenere subito risposte.

Si comunica anche scrivendo un libro o un articolo su un blog, proprio come sto facendo io. Questo tipo di comunicazione è inizialmente unilaterale, anche se diretta a qualcuno. Un qualcuno che non può intervenire o risponderci. Risposte e considerazioni restano così nella testa del lettore e forse possono dare origini a riflessioni.

Amo scrivere, questo forse lo avevate capito. Non amo Whatsapp. Preferisco quattro chiacchiere con una persona predisposta all'ascolto, davanti ad un bel piatto di pasta o ad un buon caffè.

Adoro i gruppi, quelli non troppo affollati, perché ne possono scaturire conversazioni con molte varianti: ci si guarda negli occhi, ci si sorride; da un'idea può nascere l'idea di qualcun altro e da tutte queste idee nascono progetti, nascono storie.

Questo stesso blog è nato da una giornata di formazione, da un gruppo di donne intorno ad un tavolo, persone che praticamente non si conoscevano. E' nato dalla comunicazione Skype con un editore, il quale mi ha suggerito di raccontarmi, perché quando ci raccontiamo stiamo comunicando e quando comunichiamo ci stiamo raccontando.

Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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