L'albero.



Un albero così non lo aveva mai visto.

Il tronco e i rami intrecciati e nodosi le ricordavano l'Albero della vita che più volte aveva incontrato nei dipinti restaurati da ragazza.

Si avvicinò al tronco, aprì le braccia e compresse i seni e il ventre alla corteccia. Per comodità dovette appoggiarvi il lato sinistro del suo viso: il legno era liscio e freddo, odorava di umidità, di muschio. Restò avvinghiata al tronco, immobile per un paio di minuti. Poi fece qualche passo indietro, prese la rincorsa e con le sue scarpe da trecking puntò i piedi sul tronco e con le mani si aggrappò al ramo più basso. Dondolò, si diede la spinta e balzò in piedi su un ramo poco distante e leggermente più in alto. Nonostante l'età e gli anni di vita sedentaria, scoprì con sorpresa che il suo corpo era ancora atletico.

Seduta sul ramo, con la schiena appoggiata al tronco, chiuse gli occhi e prese fiato. Respirò profondamente e percepì tutti gli odori del bosco: la fragranza dei fiori d'acacia, l'odore pungente del terriccio, il profumo dell'erba che seccava al sole. Le sembrava di sentire tutta l'energia di quell'albero scorrerle dietro la schiena ed attraversarla.

Lui, l'albero, è sempre stato lì, sulla cima più alta di quella montagna. Sul lato più esposto ai venti e alle intemperie. Maestoso e perfetto almeno da un secolo. Lo sapeva perché gliene aveva parlato la sua nonna. Le mancava molto, ma lì in quel luogo era come se le fosse vicina.

Aprì gli occhi e diresse lo sguardo al cielo. La luce vibrava al muoversi delle foglie e la rugiada su di esse creava riflessi e piccoli bagliori che costellavano la chioma dell'albero, come se fosse una volta di un colore diverso dal solito celeste, era infatti verde brillante e talvolta lasciava intravedere il sole.

Un soffio di vento un po' più forte la fece destare. Era arrivato il momento di tornare da suo marito che era seduto con le gambe incrociate lungo il sentiero, lo stesso che li avrebbe ricondotti a casa.

Prima di andare offrì all'albero un altro abbraccio. Con il piede destro mosse alcune foglie in decomposizione per scoprire il terreno umido e scuro. Lì sotto era tutto un fremito di vite microscopiche: piccole termiti, formiche, lombrichi, acari e teneri germogli. Depose in un gesto gentile un piccolo mazzo di margherite che aveva raccolto in giardino e tornò sul sentiero lasciandosi alle spalle l'albero maestoso, ma portando con sé la magia di quel luogo e di quella vita immobile.

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Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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