La luce parla tutte le lingue del mondo.

"La luce è uguale ovunque".


Se n'è uscito così mio marito in pausa pranzo.

Lui, che ho sempre creduto avesse un pensiero pragmatico, incentrato su lavoro, casa, figli, sport e forse un altro paio di cose.

Probabilmente l'ha detta per esprimere un concetto fisico esatto, ma io ci ho visto come sempre tutt'altro.


La luce è uguale ovunque.

Naturale o artificiale che sia, ovunque ci troviamo, è sempre luce.

Una lampadina illumina allo stesso modo due stanze uguali, anche se una è a Milano e l'altra a New York.

Il sole sorge e tramonta per tutti, non contemporaneamente, ma possiamo godere tutti della sua luce che regola il giorno e la notte.


La luce che abbiamo dentro, quella no.


Sono convinta che in ogni persona sulla Terra ci sia luce e ci sia buio,

ma in quantità non sempre uguali per tutti.

Cerco da tempo di ingrandire la fiamma della luce che ho dentro, perché il buio se non stai attenta ci mette un attimo a prendersi tutto o quasi.

Quando dai da mangiare alla paura, all'ansia, alla tristezza, al rancore, alla rabbia, alla frustrazione, al disagio, alla delusione, al senso di colpa, all'imbarazzo, al senso di inadeguatezza, alla vergogna, al panico, all'infelicità, al dispiacere - caspita, sono tante le emozioni negative, quante sfumature ha il buio, ecco perché è così facile farsi soccombere da esso - lasci sempre meno spazio alla luce.


Se illumini una stanza e apri la porta e fuori c'è buio,

la stanza resta sempre illuminata,

il buio non entra;

ma se in una stanza completamente buia,

apri la porta e fuori c'è il sole?

Hai idea di quanta luce puoi farci entrare?


Quella stanza siamo noi.


Scrivo queste parole per centrarmi. A volte mi centro - e quindi accendo la luce dentro di me - attraverso la meditazione, altre volte invece sento di dover scrivere tutto, per mettere ordine alle idee e per fissare ogni cosa.

In questi giorni vivo un po' di grigiore, non per situazioni che mi riguardino direttamente, ma ahimè ho sviluppato un'empatia che nelle situazioni difficili mi svuota.

Non c'è buio, perché non è il mio, ma la luce si affievolisce.


Così penso che forse guardare la luce potrebbe aiutare me e chi sta trascorrendo una situazione di buio. Tempo fa avevo fatto un disegno, senza un reale motivo, ogni tanto apro lo sketch-book e pasticcio; oggi ho trovato la sua spiegazione più profonda, che approfondisce ciò che avevo già scritto in quel momento.



Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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