Camminare soli in un tempo per sé, usando i sensi ed il cuore e trovarvi la ricetta per la felicità.

Oltre la propria zona di comfort, guardando le proprie paure per scoprire che erano solo nella testa, ma non nelle gambe o nel cuore. Ti racconto come ho raggiunto per la prima volta da sola il mio posto del cuore e le comprensioni che ho fatto riguardandomi.



Ieri ho percorso quindici chilometri da sola.

E' stata la mia prima volta.


A volte esco da sola e vado nel bosco, ma percorro una breve distanza, su sentieri e strade che ho percorso un'infinità di volte. Mi fermo, medito una decina di minuti contemplando tutto quanto di meraviglioso c'è che mi circonda e poi ritorno a casa rigenerata.


Ho paura che possa succedermi qualcosa e che nessuno possa venire in mio aiuto. Ho paura delle strade o dei sentieri che non ho mai percorso o che ho percorso raramente. Deve essere lo stesso motivo per cui uso sempre il navigatore anche in macchina.


Ieri avevo proprio voglia di camminare tanto, di raggiungere a piedi la piccola frazione di Ganda e continuare fino all'alpeggio in cui portano le mucche al pascolo, da cui si gode di una meravigliosa vista su Ganda e sulle montagne bergamasche più alte.

I bimbi però non hanno condiviso il mio programma, volevano a tutti i costi andare al Monte Purito per scendere con le ciambelle e nonostante ci fossero anche i nonni, la presenza del papà era assolutamente richiesta per la discesa della più piccola.


Mi conosco così bene che dentro di me avrei potuto scegliere tra:

1) trascorrere il pomeriggio imbronciata per non essere andata a camminare;

2) andare a camminare da sola.


Ho scelto me stessa.

Per la prima volta ho camminato un chilometro nel bosco in salita, sono circa 200 mt di dislivello che ho fatto a velocità sostenuta, senza il traino del cane, perché ho deciso di lasciare a casa anche lei. Sono arrivata in cima con il fiato corto, ma ci sono arrivata.


Da lì, la maggior parte del percorso con una pendenza leggera, che mi ha condotta alla piccola frazione di Ganda, da cui ho proseguito per raggiungere lo spiazzo di un ristorante, da cui si gode di ottima vista, e da cui si passa per arrivare al piccolo alpeggio.


mi sono seduta in un prato, con vista su Bergamo città.

Attorniata dalla bellezza dei prati, degli alberi, degli insetti, e da un cielo sereno dipinto qua e là da grandi nuvole bianche.


Mi sono concessa una pausa per meditare, idratarmi e mangiare due quadretti di cioccolato fondente.

Ho scattato tantissime foto - che potete trovare tra le stories della mia pagina Instagram - e sono tornata al punto di partenza, proseguendo per il centro di Selvino in cui ho raggiunto la mia famiglia.


I bambini hanno mangiato un gelato, poi io, mio marito ed i cani abbiamo camminato per ancora un paio di chilometri tra le vie del paese, alla ricerca di case in affitto per una coppia di nostri amici che ci hanno chiesto di recuperare qualche contatto.


Oggi ho ancora la pianta dei piedi arrossata dal tanto camminare.

Non ero più abituata, o forse sono state le scarpe nuove, o ancora i calzettoni.

Avrei dovuto indossare gli scarponi, ma per il poco tratto di bosco che ho fatto mi sembravano eccessivi.


Di tutto ciò mi porto a casa la prima volta in cui ho percorso quella strada da sola.

In tutte le altre volte ero accompagnata da mio marito.

Ho abbandonato l'abitudine di fare questa cosa con lui, così come tante altre che non facevo sola per la paura di non farcela: quale paura? Era tutta nella mia testa!


Ho imparato che anziché lamentarmi perché le condizioni non mi permettono di fare le cose come vorrei, posso mediare, focalizzando la mia attenzione su ciò che voglio fare realmente.


Non è egoismo.

Famiglia tutta serena, marito contento perché non gli ho 'messo la piva' per tutta la sera, io felicissima e rigenerata.

Ho superato un'altra zona di conforto senza nemmeno accorgermene.

Non sono caduta da un dirupo e non mi hanno violentata o rapita.

Queste paure erano solo nella mia testa.

Non ho più spazio per queste cose, ho solo spazio per stare bene, lasciare andare ciò che non serve e godermi la mia permanenza su questo meraviglioso Pianeta ed in questa vita, da cui ho ancora così tanto da imparare...


Ho visto bellissimi e rari fiori, ho osservato da vicino rondini, cinciallegre e ballerine bianche ed ho localizzato la zona in cui nidifica il nibbio, sentendone i piccoli lanciare i loro richiami ai genitori che intanto planavano l'aria sopra alla mia testa.


Tutto ciò non sarebbe stato possibile se mi fossi attenuta alla comfort zone.


Credo che inizierò a girare il mondo a piedi in solitudine un po' più spesso, perché in fondo mi piace anche stare da sola.


Camminare mi porta a guardarmi dentro, mentre osservo ciò che ho intorno a me che è infinitamente bello e per cui provo così tanta gratitudine e gioia che mi commuovo.


Sì, ieri mentre ascoltavo i richiami dei piccoli del nibbio mi si bagnavano un po' gli occhi. Si sono bagnati spesso e mi sono detta che la Felicità che tanto ricerchiamo tutti nella vita è fatta da tanti piccoli pezzi di tempo in cui ci si sono bagnati gli occhi per qualcosa di bello che abbiamo vissuto, visto, toccato, assaporato, sentito, odorato, e percepito nel cuore.


Sensi, tempo e cuore. Nella mia ricetta della felicità.