Le facce che mostriamo.

Mi faccio tendenzialmente andare bene tutto. Non so come, né perché, ma mi viene ormai naturale.




Dico ormai perché un tempo non ero così.

Esprimevo ciò che pensavo senza alcun filtro.

A suon di "sberloni sulle orecchie" la vita mi ha insegnato che non puoi dire sempre ciò che pensi, se prima non hai contato fino a dieci, analizzando ogni sfumatura della questione.


Ho perso amicizie perché parlare era come farsi giustizia da sole, quando gli altri stavano sbagliando qualcosa, ma non mi sono accorta che in realtà c'era un problema di aspettative. Una vera amicizia è tale quando non ci si aspetta nulla dall'altro, perché sarebbe una proiezione di noi stessi e noi non siamo l'altro.


Ho imparato a gestire le mie emozioni e forse questa è stata la miccia che ha cambiato tutto. Medito molto su ciò che sento e lascio la mia impulsività in un angolino. Per questo a volte non prendo posizioni, non ci riesco! Non è mancanza di spina dorsale, ma se non prendo posizioni è perché per me non è né nero né bianco.

Così se assisto ad un litigio, fossero anche un perfetto sconosciuto e mia nonna, io me ne chiamo fuori. Soprattutto quando nessuno dei due ha torto o ragione assoluti, perché io vedo il grigio che loro non vedono.


Credete che così le cose vadano meglio?

Insomma...

Accendo meno discussioni e rabbia, ma potete star certi che se dall'altra parte c'è una persona che crede di conoscermi - e diventa evidente che non è così - allora prendo "schiaffi sulle orecchie" allo stesso modo, con l'accusa di avere una doppia faccia, macché anche più di una.


Queste facce che avete disegnato quindi cosa sono?

Non saranno forse la proiezione delle vostre aspettative?


Perciò non possiamo fare una colpa ad una persona per aver mostrato se stessa come ha sempre fatto.

Se riempite i momenti con i vostri amici e conoscenti, di parole vuote, del vostro ego, dei vostri schiamazzi che riempiono i silenzi, perché dentro non riuscite a stare in silenzio, e quindi non riuscite ad ascoltare veramente l'altro...non stupitevi!


Ricordate poi che anche nella persona più illuminata vi è sempre un po' di buio.


Non concentratevi solo sulla sua luce,

perché rischiereste di spaventarvi in presenza di quel poco di buio che c'è.


Il buio nell'altro serve affinché possiate donare voi un po' della vostra luce.

Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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