Minimalismo sì, ma a piccole dosi.

Grazie a serie TV di importazione, ma anche a libri ed articoli, sempre più persone si stanno interessando al Minimalismo. Io l'ho fatto negli ultimi mesi e vi racconto la mia esperienza.


Cosa significa 'minimalismo'?


Il minimalismo è una tendenza sviluppata negli anni sessanta, in cui architettura, design di prodotto e design di interni, andavano ad alleggerirsi dei dettagli, dei particolari, dell'espressività ed emozionalità che questi contesti potevano trasmettere.

Il minimalismo fu poi applicato in altri ambiti, come quello musicale, quello letterario e lo stile di vita.

Quest'ultimo è proprio l'ambito a cui mi riferisco quando parlo di minimalismo, a cui mi sono avvicinata negli ultimi mesi, anche se devo ammettere che le mie abitazioni sono sempre state arredate in modo minimale, anche perché lo stile moderno ed il classico moderno ben si prestano grazie alle loro linee ad essere definiti minimali.



Lo stile di vita minimalista.


Sarà forse stata colpa o merito del Covid e della quarantena, che tra il 2020 e quest'anno, ho iniziato a guardarmi intorno, all'interno delle mie quattro mura domestiche, ed a percepire delle discordanze tra ciò che c'era dentro e fuori di me.

Credo poco nelle coincidenze, ma molto nella legge di attrazione, nei segni, nel destino: non ho potuto fare a meno di soffermarmi sempre più frequentemente su serie TV che parlavano di Minimalismo, di micro-abitazioni, del vivere con poco.


Gli articoli sullo stile di vita minimalista spuntavano come funghi, on-line, off-line.

Un giorno a Bologna passeggiando per la città con la mia amica Laura, abbiamo trovato il paradiso di quelli che come lei, ed in seguito ho scoperto anche come me, amano l'ordine, l'organizzazione ed il minimalismo, cioè la catena di negozi "Muji" di impronta giapponese.

Giocoforza il tracciamento delle mie googlate, tutti i social e le altre ricerche, finivano per propormi a cadenza giornaliera dei contenuti riconducibili all'organizzazione dentro casa ed ovviamente al minimalismo.


Ho voluto approfondire il tema, leggendo una serie di libri presi in prestito in biblioteca ed ho iniziato un nuovo percorso di cambiamento che si è rivelato essere, oltre che nello stile di vita, anche del mio modo di essere e di relazionarmi, in pieno stile Zen.


Lo stile di vita minimalista è un concetto per cui si vuole possedere e fare solo ciò che è necessario, essenziale.

E' un voler creare una propria nicchia accogliente di semplicità, pur continuando a vivere su questo pianeta e nella nostra società fatta di consumismo, eccessi, disordine, sia negli ambienti, che nelle emozioni e nelle relazioni.


E' così che lo sto vivendo, a piccoli passi.




Come ho inserito il minimalismo nella mia vita, a piccole dosi?


Se fate qualche ricerca come ho fatto io, si trovano molte risorse che a prima vista potrebbero spaventare.

Ci sono i 'minimalisti estremi' come piace chiamarli a me, che vivono letteralmente con poco: abiti, oggetti, suppellettili in cucina, arredi e spazi, tutti ridotti all'osso; poi ci sono quelli che, come me, cercano di integrare il minimalismo senza stravolgere troppo la propria vita.

Ho iniziato a piccole dosi.

Sono partita dal mettere ordine nei cassetti.

Mettendo ordine, mi sono accorta che di alcuni oggetti avrei potuto fare tranquillamente a meno: impolverati, vecchi, scaduti, fermi nei cassetti o sulle mensole da mesi, se non addirittura anni.

Li ho tolti e mi sono resa conto che tutto lo spazio libero, fisico, mi creava un sacco di spazio mentale e leggerezza nel cuore.


Ho iniziato quindi a pensare a quali parti della casa 'pesavano' troppo alla vista: in questo modo avrei aiutato non solo me stessa, ma anche i miei famigliari ed avrei reso gli ambienti più accoglienti per i visitatori.


Sono un'accumulatrice di libri.

Volevo essere d'esempio per mio marito e per i miei figli.

Così mi sono dedicata dalla libreria.

In un pomeriggio ho rimosso più di cento libri miei.

Ho voluto conservare quelli speciali: regalati da persone importanti, libri che potrebbe essere necessario rileggere o aprire a caso nei momenti di difficoltà interiore, libri che mi sono auto-regalata poiché dal significato importante e libri non ancora letti e che leggerò sicuramente nel corso di quest'anno.

Tutti gli altri libri, quindi quelli che sicuramente non avrei riletto, quelli che mi hanno donato e che non ritenevo nelle mie corde, quelli acquistati nei mercatini a pochi euro, ma dai titoli improbabili...ecco quelli li ho prima tolti dalla libreria, poi fotografati e proposti in regalo ad amiche e contatti realmente interessati, perché i libri, anche quelli più vecchi ed ingialliti, hanno comunque un valore sia economico che affettivo, per cui possono essere utili e preziosi per qualcun altro.

Mi piace pensare che per quei cento titoli non verranno sprecate risorse in termini di materie prime e soldi.


Anche i ripiani più bassi, dedicati al mondo dell'infanzia, hanno visto partire una trentina di libri. I miei figli hanno scelto quali libri donare alle scuole, quali regalare agli amici e quali invece provare a vendere.

Ho proposto loro anche quest'ultima opzione affinché comprendessero che tutto ciò che ci circonda, quando non ci serve più, ha comunque un valore: a volte si associa il donare un oggetto che non ci interessa più, che non va più bene per noi, come al gesto del buttare - cioè mi spiego meglio, 'questo oggetto non vale più nulla, quindi lo dono' e reputo che sia sbagliato per due motivi: da un lato il dono è dare un qualcosa a qualcuno con il fine di aiutare quel qualcuno, dall'altro ogni oggetto è stato da qualcuno acquistato, ha avuto un prezzo, è costato il lavoro delle persone che lo hanno prodotto o lavorato, è costato al pianeta in termini di utilizzo delle materie prime e costa al pianeta nel momento in cui viene smaltito ed eventualmente non riciclato.

Con i soldi che ne ricaveranno, i miei figli aumenteranno la quantità di monetine nel loro salvadanaio, che potranno conservare per l'avvenire o spendere consapevolmente per qualcosa di necessario.


E' stato un gran bel lavoro per me, soprattutto lasciare andare i libri.

Mi sono accorta però che collezionavo libri più per il vanto nel vedere la libreria piena.

Oggi i libri che mi occorre leggere li ordino in biblioteca.

Quelli che non sono presenti nel circuito bibliotecario o li suggerisco alla biblioteca (questo servizio è presente on-line, quindi sfruttatelo!) oppure li acquisto dando preferenza al formato digitale.



Gli altri ambienti della casa a cui mi sto dedicando per renderli il più possibile minimali.


Il bagno è stato un gioco facile.

Ho lavorato in cucina.

Ridotto drasticamente la quantità di set di piatti, bicchieri, pentole, posate ed accessori vari, per la grande fortuna di mia sorella che è andata a convivere da poco!

Ho tolto qualche quadro e decorazioni dalle pareti. Sono rimasti i chiodi, che rimuoverò alla prima imbiancata.


Attualmente sto riprogettando gli spazi esterni, terrazzi e giardino, perché nella bella stagione trascorriamo davvero molto tempo all'aperto e per rilassarmi mi sono resa conto di aver bisogno di leggerezza anche lì.

Ho un giardino su due livelli con uno spazio per i pranzi e le cene all'aperto ed è proprio questo spazio che sta richiamando la mia attenzione.

Il livello più alto invece lo abbiamo adibito ad orto e frutteto, ed è finalmente una giungla ordinata!

Non è facile tenere orto e giardino in ordine, perché nel periodo invernale li sfruttiamo poco, ma mi sono data l'obiettivo di cambiare anche in questo senso: stare di più all'aperto e prendermene cura.


Insomma, il procedimento è lento.

Così come è lento il lavoro che facciamo su noi stessi.

Finché non iniziamo, non potremo sapere come andrà a finire!