RITROVARSI

Come ho capito che dovevo smettere di restare aggrappata ai ruoli per poter rinascere.



Ho trentaquattro anni e finalmente ho ritrovato me stessa.


Se qualche anno fa ero convinta che affinché potesse succedere dovessi andare “sette anni in Tibet”, oggi invece so che la vera me è qui,

con le mani sulla tastiera,

pronta a raccontarsi e ad esporsi.


Non ho una grande autostima, non l’ho mai avuta,

anche se di questi ultimi tempi l’ho un po’ riconquistata.


Sono sempre pronta a giudicarmi in peggio, con tanti sensi di colpa e difficilmente mi lascio andare a narrazioni profonde con chi non conosco.

È vero, mi piace raccontarmi, adoro raccontarmi, perché vedo ogni passo importante della mia vita come un grande trionfo, un evento da festeggiare e mi piace farlo con le persone che sento in risonanza con me.


Non è sempre stato così.

Ho anche lasciato che le persone guardassero dentro la mia anima, pur non essendo la loro anima affine alla mia: è la storia delle amicizie sbagliate, o forse amicizie che non erano destinate a durare.


Oggi non mi fido più di tutti, ma solo di alcuni.

Quando conosco qualcuno per la prima volta, la prima cosa che mi chiedo è “Chissà questo che problemi ha?” è una citazione che ho letto qualche giorno fa su Instagram e non ho potuto fare a meno di condividerla.

È proprio così.

Sono stata delusa così tante volte dalle persone che oggi fatico a credere che ciò che si pone davanti a me sia tutto oro.

Sia chiaro, non sono oro nemmeno io, ma fa tanto il nostro punto di vista.

Ciò che noi ci aspettiamo dall’altro o come noi crediamo che l’altro sia è una mera illusione, che ci illude e ci ferisce al momento opportuno.

Forse è una strada che prima o poi dobbiamo tutti percorrere per comprendere una cosa fondamentale delle relazioni umane.



Perdersi.


Se penso al perdersi ed al ritrovarsi nel contesto delle amicizie effettivamente ci trovo un grande nesso.

Quando nella relazione con l’altro perdiamo il controllo su di noi, omologandoci all’altro per compiacerlo, per fare in modo che la relazione possa proseguire, ecco lì perdiamo il contatto con noi stessi.

Perciò dovrei ringraziare quelle persone che non hanno mai cercato un punto d’incontro con me, non sono scese a compromessi, sono state sicuramente più astute.

Sono persone che hanno tagliato il collegamento che c’era tra noi, spesso in maniera brusca.

Non so dire chi abbia avuto ragione, forse nelle relazioni (che si fanno sempre almeno in due), la colpa è di entrambi.

Però oggi credo di avere abbastanza cazzimma per dire no, per non omologarmi, per smettere di cercare di compiacere le persone ed evitare quindi di infilarmi in situazioni che prima o poi finiscono per ferirmi.


Quanto sono belle le amicizie di risonanza?

Sono così belle che sono per me ancora estremamente rare.

Un’Amica di risonanza mi ha fatto capire che devo aggiungere un obbiettivo importante nella mia vita, che è quello di circondarmi di persone in risonanza con me.



Perché parlare di ritrovarsi?


Perché è il cambiamento più importante che abbia mai fatto,

perché potrebbe essere utile anche a te che mi stai leggendo e

perché credo che la vita sia immensamente bella se sai come viverla pensando a te stessa o a te stesso.



Chi sei tu?


È difficile provare a descriversi senza parlare dei ruoli che ricopriamo.

Io, per esempio, fino a poco tempo fa iniziavo a parlare di me partendo dal fatto che sono mamma, quasi prima di dire come mi chiamo!

Pazzesco vero?

Noi non siamo i ruoli che ricopriamo. Io non sono i ruoli che ricopro.


SONO LE FOTOGRAFIE DI UN TEMPO CHE CON IL TEMPO SBIADISCONO


SONO LE SCARPE CONSUNTE DAI CHILOMETRI PERCORSI


SONO LE PICCOLE RUGHE CHE SOLCANO LA MIA PELLE


SONO Ciò CHE SCRIVO NEL MIO DIARIO DI VIAGGIO IN QUESTA VITA


SONO IL SORRISO E LA SMORFIA CHE RIVOLGO A CHI HO DI FRONTE


SONO Ciò CHE C’è DENTRO DI ME, NEL PROFONDO DELLA MIA ANIMA E CHE A VOLTE NON LASCIO TRASPARIRE.


Sono tutto questo, non sono solo mamma, moglie ed imprenditrice, neanche scrittrice.



Ritrovarsi.


Capendo che non ero fatta solo di ruoli, ho preso quei ruoli lì e li ho scomposti.

In questo articolo parlerò di quello predominante che è quello di mamma, per cui sempre proiettata nel seguire i miei figli, ma allo stesso tempo intrappolata nel poco tempo che avevo a disposizione.

Così ho imparato a ritagliare del tempo solo per loro, sottraendolo ad altro.

Era importante per me, perché mi sentivo una madre di merda, non sufficientemente presente, ma allo stesso tempo volevo esserci:

mi colpevolizzavo ed anche la mia autostima come mamma era inesistente.


Ho deciso quindi, grazie al supporto di una professionista, di prendermi una mezza giornata a settimana per stare con i miei figli:

andare a prenderli all’uscita di scuola all’ora di pranzo e stare con loro tutto il pomeriggio, ed insieme fare piccole gite o giochi tra le quattro mura domestiche.


Non è semplice per una persona cambiare l’abitudine di lavorare da quasi dodici ore al giorno ad al massimo otto ed in un giorno in particolare della settimana solo quattro.


Fino a poco tempo fa era per me impensabile.


È stato impensabile anche per qualche cliente, che ha ben creduto di dover esternare il suo pensiero quando, innanzi ad una sua richiesta ho detto no perché avevo ritagliato le mie mattine per seguire mio figlio in prima elementare al quale non era garantita la didattica a distanza. “Lei è un’imprenditrice, non può trascurare la sua azienda così!”.


Ovviamente il tempo ha voluto che quell’uomo finisse per non essere più mio cliente per mia scelta, ma all’inizio quel colpo lo avevo preso tutto.


Attutito per quanto potevo, con una grande rabbia nei confronti di queste persone sessiste che ancora oggi non hanno capito che la vita non è fatta solo di lavoro,

ma anche di vita e di responsabilità nei confronti della famiglia e che una donna porta sulle spalle, oltre al carico della propria professione, anche quello della famiglia e si fa carico sovente dei problemi del mondo. Perché, chissà perché. Non l'ho ancora capito.


Di questa dis-avventura lavorativa ne avevo raccontato in questo articolo.

E' stata comunque un'esperienza istruttiva: ho imparato a dire no sul posto di lavoro!


Della mia professione, dei miei hobbies e delle mie attività di svago ve ne parlerò nel prossimo articolo. Sono gli ambiti in cui ritrovo me stessa. Quali sono i vostri?



Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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