Da un ritiro, torno con una nuova consapevolezza: scrivo per la mia urgenza di elaborare qualcosa.

Sono rientrata ieri pomeriggio da un ritiro di due giorni. Sì, ho lasciato a casa figli e marito, e mi sono dedicata alla zona più profonda di me, il mio cuore. Avevo bisogno di mettere a fuoco alcune parti che stridevano, in cui continuavo ad incespicare. Necessitavo di capire di cosa avesse bisogno realmente la mia anima, lasciando in disparte per un attimo ciò che mi diceva la mente.



Ho riflettuto molto anche su questo progetto. Sulla scrittura. Arrivata ad un certo punto, mi ero convinta che per scrivere avrei dovuto essere utile a qualcuno, altrimenti avrei solo scritto per vanto personale, esibizionismo ed ego. Invece, da una discussione nata nel gruppo, ho capito che non è così ed in effetti, ciò che avevo iniziato a scrivere settimana scorsa per il post di oggi, era già il giusto pensiero. Eccolo.

Scrivo da che ne ho memoria, cioè da quando ho imparato a scrivere.

Il primo ricordo che ho è un quadernino delle elementari a righe ed in carta riciclata, con un corsivo appena appena imparato, scritto con la penna cancellabile rossa per i titoli, e blu per i testi.


Storie che inventavo, ma anche piccoli racconti di vita quotidiana.


Chissà se mia mamma lo conserva ancora?


Alla scuola elementare, nei primi temi ti chiedevano di raccontare cosa avevi fatto durante le tue vacanze estive, quali regali avevi ricevuto a Natale, quali sorprese avevi trovato nelle uova di Pasqua. Dovevo scrivere ciò che la maestra avrebbe voluto sentirsi raccontare, seguendo la traccia del titolo.


Così per esigenza di narrare le mie avventure con il cane in giardino, la lisca di pesce infilata nella gola, le giornate di pesca con papà in Veneto, decisi di iniziare a scrivere un diario.


Con il tempo, dalla semplice crono storia delle mie giornate è diventato il “migliore amico a cui confidi un segreto”, poi un modo per dire le cose che non ho detto, oggi un modo per lavorare sulle emozioni.


Delle mie emozioni più profonde non credo che scriverò mai su blog o post, anche perché dopo che ne ho scritto, mi sento già una persona diversa. Per esempio: se un giorno sono particolarmente arrabbiata per qualche questione, il tempo di scriverlo e mi sono già accorta di, uno non essere più arrabbiata; due, pensare già di essermela presa per una sciocchezza; tre, quanto son cretina anche a scriverlo!

Non è così per tutte le emozioni, ma nella scrittura autobiografica, c'è sempre un po' di censura, come un po' di sana finzione.


Scrivere è un’urgenza.


Se sento il bisogno di scrivere è perché, ispirazione a parte,

ho bisogno di fermare nel tempo e con le parole, delle cose che sento, che ho capito, che ho vissuto, che voglio raccontare agli altri.


C’è chi si esprime con l’arte visiva, chi con il canto, chi con la musica, chi pubblicando video in cui parla attraverso il mondo virtuale.

Quando viene da dentro è necessità

e cosa c’è di più bello di soddisfare la propria esigenza?



Un lavoro sull'autostima e sul cambiamento.


La scorsa settimana parlavo di autostima e non ci allontaniamo molto da lì, perché

scrivere per pubblicare, significa fidarsi di se stessi, riconoscere che ciò che stai facendo va bene e non temere il giudizio altrui.

Non potrai piacere a tutti, magari non ti leggerà nessuno,

ma mentre stai scrivendo tu stai già cambiando.


Come un viaggio ti cambia e quando torni non sei più lo stesso, così un libro scritto cambia l’autore e anche il suo lettore.


Nel tempo ho incoraggiato le persone che mi stavano vicine a scrivere.

Dalla mia migliore amica a cui scrivevo lettere chilometriche e che ci metteva mesi a rispondermi, perché lei non amava scrivere – perdonami, ma ammettilo, ti mancano le mie lettere – a mio marito che deve scriversi le pizze se no avete idea di cosa potrebbe ordinare? Alla mia amica che aveva tante cose dentro che aveva bisogno di tirar fuori in qualche modo.


Lo consiglio semplicemente per esperienza personale, ma anche perché a scuola mi hanno sempre insegnato che “scrivere aiuta a mettere in ordine le idee, i sentimenti, a mettere nel giusto ordine le parole che faticheremmo a pronunciare”.


Pensavo di dover scrivere per aiutare gli altri, ma non è così. Scrivo per me stessa.

Scrivimi, fammi sapere cosa ne pensi!

Il salto delle rane © Erica Turolla - tutti i diritti riservati

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